Melanoma desmoplastico

Che cos’è il melanoma desmoplastico

Il melanoma desmoplastico è una variante rara di melanoma invasivo caratterizzata da cellule spesso fusate immerse in un tessuto ricco di collagene. Il termine desmoplasia indica questa componente fibrosa. La descrizione storica di Conley e collaboratori risale al 1971, ma oggi la diagnosi si basa su criteri istologici e immunoistochimici più articolati.

Si osserva soprattutto nelle persone anziane, spesso fra il sesto e l’ottavo decennio di vita, e su cute con danno solare cronico. Testa e collo sono sedi importanti; sono possibili anche tronco, parte superiore del dorso e altre aree. Sono state descritte localizzazioni acrali o mucose, molto meno comuni. Queste distribuzioni orientano il sospetto ma non sono criteri di esclusione.

La pelle chiara e la storia di esposizione solare sono elementi di contesto, non requisiti obbligatori. Non è corretto limitarlo al solo fototipo I. Come per gli altri tipi comuni di melanoma, il nome della variante non sostituisce la valutazione dello stadio.

Una lesione simile a una cicatrice

Può presentarsi come una placca o un nodulo consistente, color cute, rosato o poco pigmentato, talvolta con pigmentazione irregolare. La consistenza e la fibrosi possono farlo assomigliare a una cicatrice. Una lesione apparentemente cicatriziale senza un trauma o intervento che la spieghi, oppure una zona che cambia progressivamente, deve essere valutata.

Fra le possibili somiglianze cliniche rientrano cicatrici ipertrofiche, dermatofibromi, neurofibromi e carcinomi basocellulari. La dermatoscopia può evidenziare aree chiare, strutture vascolari atipiche o componenti pigmentate, ma l’aspetto può rimanere poco specifico. Non tutti i melanomi desmoplastici hanno i segni classici di una macchia scura asimmetrica.

Le fotografie aiutano a documentare la sede e l’evoluzione, non a risolvere la diagnosi. Una crescita persistente, un indurimento nuovo o alterazioni della sensibilità in corrispondenza della lesione vanno riferiti al medico.

Che cosa cerca il patologo

L’esame istologico deve basarsi su un campione rappresentativo. Le cellule tumorali possono essere sottili e fusate, isolate oppure disposte in piccoli fasci fra fibre di collagene, nel derma papillare e reticolare e talvolta più in profondità. L’atipia e l’attività mitotica possono essere variabili: una scarsa evidenza di mitosi non basta a escludere malignità.

Possono essere presenti aggregati linfocitari e macrofagi. Gli aggregati linfocitari possono costituire un indizio, ma non sono costanti né diagnostici da soli. La componente superficiale può associarsi a un melanoma in situ, mentre in altri campioni la connessione epidermica non è evidente. Un prelievo piccolo può non rappresentare tutta l’eterogeneità della lesione.

La diagnosi differenziale microscopica comprende lesioni nervose, nevi e altri tumori fusocellulari o cicatriziali. Per questo il patologo integra morfologia, sede, dati clinici e immunoistochimica, eventualmente con una revisione specialistica nei casi complessi.

S100 e SOX10 sono frequentemente espressi; marcatori melanocitari come Melan-A e HMB45 possono invece essere negativi. Una negatività per questi ultimi non esclude quindi il melanoma desmoplastico. Altri marcatori riportati in pannelli specialistici o storici, come tirosinasi, gp100/NKI-beteb, CD57 e CD68, non vanno interpretati come una firma fissa: alcuni possono evidenziare anche cellule non tumorali. Il risultato di un singolo anticorpo non è sufficiente per una diagnosi autonoma.

Forma pura, forma mista e neurotropismo

Si distingue una forma pura, nella quale la componente desmoplastica rappresenta almeno il 90% del tumore invasivo, da una forma mista, che comprende una componente invasiva non desmoplastica significativa. La classificazione richiede tessuto adeguato e può essere affinata dopo l’asportazione completa.

Questa distinzione ha conseguenze cliniche: la forma pura tende a presentare un rischio di coinvolgimento linfonodale inferiore rispetto alla forma mista. Non significa però che sia sempre poco aggressiva o che non possa diffondersi. Spessore, ulcerazione, margini e stadio restano fondamentali.

Il neurotropismo indica la crescita del tumore lungo o attorno a strutture nervose. Può aumentare la complessità del controllo locale e contribuire al rischio di recidiva. Deve essere segnalato nel referto quando presente; non si può dedurne l’esistenza dal solo dolore o dalla sola assenza di sintomi.

Trattamento e decisioni multidisciplinari

La chirurgia con margini adeguati è centrale nella malattia localizzata. La pianificazione considera spessore, sede, possibilità ricostruttive, coinvolgimento nervoso ed eventuali margini già interessati. Nella regione testa-collo la preservazione funzionale richiede particolare attenzione, senza perdere l’obiettivo del controllo oncologico.

La biopsia del linfonodo sentinella viene discussa in base al rischio individuale, tenendo conto anche della distinzione fra forma pura e mista. Non è corretto applicare automaticamente un’esclusione a tutti i melanomi desmoplastici. Le decisioni devono essere spiegate alla luce del referto completo.

La radioterapia può essere valutata in situazioni selezionate per migliorare il controllo locale, per esempio quando neurotropismo e margini problematici rendono elevato il rischio di recidiva e ulteriori interventi non sono appropriati. Non è obbligatoria in ogni caso. Nella malattia ad alto rischio o avanzata si considerano le opzioni sistemiche attuali, inclusa l’immunoterapia, secondo indicazioni e condizioni del paziente.

La chemioterapia non rappresenta automaticamente la terapia di riferimento. Eventuali terapie mirate richiedono alterazioni molecolari utilizzabili. Un’équipe multidisciplinare può integrare chirurgia, oncologia, radioterapia e anatomia patologica.

Prognosi e controlli successivi

La prognosi non va riassunta come “migliore” o “peggiore” rispetto a ogni altro melanoma. Il rischio di recidiva locale e quello di diffusione linfonodale sono aspetti diversi; la combinazione dipende dalle caratteristiche del singolo tumore. Le statistiche di un sottogruppo non sostituiscono la valutazione individuale.

Durante i controlli si esaminano la cicatrice, la cute vicina, i linfonodi quando indicato e il resto della pelle. Segnala nuovi noduli o indurimenti, cambiamenti della cicatrice e sintomi sensitivi persistenti. Il calendario degli esami viene personalizzato: non tutte le persone necessitano delle stesse indagini strumentali.

L’autoesame della cute e la protezione solare completano il percorso, senza sostituire le visite. È utile conservare il referto e chiedere chiarimenti su forma pura o mista, spessore, margini, neurotropismo e piano di sorveglianza.

Fonti e aggiornamento

Revisione editoriale: 16 ottobre 2026. Le informazioni non sostituiscono la valutazione del medico.