Nevi melanocitici

Che cosa sono e perché compaiono

I nevi melanocitici, comunemente chiamati nei, sono proliferazioni generalmente benigne di melanociti, le cellule che producono melanina. Le cellule possono raggrupparsi in punti diversi della pelle: questa distribuzione contribuisce alla varietà di forme e colori. La panoramica sui nevi introduce le differenze principali; qui approfondiamo la classificazione e le singole varianti.

La loro comparsa dipende da più fattori, non da una causa unica. Predisposizione individuale, esposizione ai raggi ultravioletti e condizioni immunitarie contribuiscono al numero dei nei. Pubertà e gravidanza possono accompagnarsi a modificazioni, ma un cambiamento insolito non deve essere attribuito automaticamente agli ormoni. L’esposizione solare intensa e intermittente, soprattutto con scottature, è comunque da evitare.

In alcune persone sottoposte a trattamenti immunosoppressivi o a specifiche terapie oncologiche possono comparire nuovi nevi, anche numerosi. Questo non significa che ogni chemioterapia produca nei o che i nuovi nei siano necessariamente maligni: il cambiamento va riferito al medico che conosce la terapia e la storia della persona.

Aspetto, numero ed evoluzione

Un nevo può essere rosato, rosso-brunastro, marrone, molto scuro o bluastro; può essere rotondo o ovale, piatto oppure rilevato, con superficie liscia o papillomatosa. Le dimensioni vanno da pochi millimetri a superfici molto estese nei nevi congeniti. I nei possono comparire in diverse sedi cutanee: la posizione, da sola, non ne stabilisce la natura.

Molti adulti hanno circa 10–40 nei comuni, ma la variabilità individuale è ampia. Un numero elevato è uno degli elementi considerati nella valutazione del rischio, non una diagnosi. Alcuni nevi inizialmente piatti diventano più rilevati; altri si schiariscono o regrediscono con l’età. Una lesione nuova o diversa dalle altre merita attenzione anche quando è piccola.

Colore scuro e rilievo non equivalgono automaticamente a melanoma. Allo stesso modo, una lesione chiara non è automaticamente innocua. La valutazione combina storia, osservazione clinica e dermatoscopia: le fotografie di questa pagina illustrano la varietà delle presentazioni, ma non permettono di riconoscere con certezza un proprio neo.

Nevi congeniti e acquisiti

I nevi congeniti sono presenti alla nascita o diventano evidenti nelle prime fasi della vita; quelli acquisiti compaiono successivamente, soprattutto durante infanzia e giovinezza, ma anche in età adulta. Non esiste un limite rigido a vent’anni oltre il quale ogni nuovo neo sia patologico. Conta il contesto e, in particolare, un aspetto o un’evoluzione insoliti.

I nevi congeniti vengono descritti considerando anche la dimensione prevista in età adulta, la sede, la superficie e la presenza di altri nevi satelliti. Quelli molto estesi possono occupare un arto o una parte del tronco; espressioni come “a costume da bagno” descrivono la distribuzione, non una categoria di gravità.

Le forme grandi o giganti richiedono una valutazione specialistica dedicata. In alcuni casi possono associarsi a interessamento melanocitario del sistema nervoso, detto melanocitosi neurocutanea. Eventuali anomalie neurologiche o dello sviluppo vanno valutate nel contesto clinico: lipomatosi, neurofibromatosi, meningocele e spina bifida non vanno presentati come associazioni abituali di tutti i nevi congeniti. Controlli, eventuali indagini e trattamento vengono personalizzati, considerando anche gli aspetti funzionali ed emotivi.

Giunzionali, intradermici e composti

Questa classificazione descrive dove si trovano le cellule neviche all’esame istologico. Non rappresenta una successione di stadi tumorali e non è una graduatoria di pericolosità.

  • Nevi giunzionali: gruppi o “nidi” di melanociti si trovano alla giunzione tra epidermide e derma. Spesso sono piatti e pigmentati.
  • Nevi intradermici: le cellule si trovano nel derma. Sono frequentemente rilevati, sessili o papillomatosi, e possono essere marroni oppure dello stesso colore della pelle.
  • Nevi composti: presentano cellule sia alla giunzione dermoepidermica sia nel derma. Possono mostrare una zona centrale rilevata e una periferia più piatta.

L’aspetto esterno orienta il dermatologo, ma non consente sempre di dedurre la struttura microscopica. Un nevo displastico riguarda invece caratteristiche di atipia: il termine non va usato come sinonimo di nevo composto. Le varianti descritte di seguito aggiungono caratteristiche cliniche o istologiche specifiche a questo quadro generale.

Nevo blu

Il nevo blu contiene melanociti nel derma e appare blu, grigio-blu o molto scuro. La profondità del pigmento e il modo in cui la luce interagisce con la pelle contribuiscono alla colorazione. Può essere piatto, cupoliforme o nodulare: non tutti i nevi blu hanno quindi la stessa forma.

Si distinguono forme comuni e cellulari, oltre a varianti epitelioidi e combinate con altri tipi di nevo. Nella letteratura specialistica compaiono anche descrizioni a cellule balloniformi e di forme composte, come quella descritta da Kamino. Sono distinzioni microscopiche, non categorie riconoscibili da una fotografia.

Un nevo blu comune stabile è generalmente benigno. Una formazione nuova nell’adulto, in crescita o di diagnosi incerta richiede valutazione: non va considerata benigna soltanto perché blu. Il dermatologo può indicare l’asportazione con analisi istologica quando occorre chiarirne la natura.

Nevo di Spitz: clinica e istologia

Descritto da Sophie Spitz nel 1948, questo nevo fu storicamente chiamato “melanoma giovanile”. È una denominazione superata e fuorviante: un nevo di Spitz benigno non è un melanoma. Compare soprattutto nei bambini e nei giovani, ma può presentarsi anche nell’adulto.

Spesso è una papula o un nodulo cupoliforme rosato o rosso-brunastro, di pochi millimetri, con crescita iniziale relativamente rapida. Può essere pigmentato e avere una superficie polipoide o verrucosa. Volto e arti sono sedi frequenti, ma non esclusive. Esistono forme multiple: “agminati” indica lesioni raggruppate, anche su cute normale, ipopigmentata o su una chiazza pigmentata congenita; sono descritte anche presentazioni disseminate.

Perché la valutazione microscopica può essere complessa

Le cellule possono essere grandi, fusate o epitelioidi, con citoplasma ampio e nuclei evidenti. Si organizzano in nidi, talvolta separati dall’epidermide da spazi chiari; possono accompagnarsi a ispessimento epidermico e infiammazione dermica. Una diffusione pagetoide limitata, cioè cellule negli strati superiori dell’epidermide, può creare difficoltà interpretative. Simmetria, maturazione in profondità e distribuzione delle mitosi vengono valutate insieme: un singolo reperto non decide la diagnosi.

Controllo o asportazione

In bambini selezionati con lesioni tipiche lo specialista può proporre sorveglianza dermatoscopica. Nell’adulto, nelle forme asimmetriche o incerte, l’asportazione è spesso necessaria. Nevo di Spitz benigno, tumore di Spitz atipico e melanoma spitzoide non sono termini intercambiabili; nei casi difficili può servire una valutazione dermatopatologica specialistica.

Nevo di Reed

Il nevo di Reed, o nevo pigmentato a cellule fusate, è strettamente collegato al gruppo dei nevi di Spitz. È generalmente molto pigmentato, marrone scuro o nero, e può comparire nei bambini e nei giovani adulti. Non è limitato al torace: può interessare anche gli arti e altre sedi.

Alla dermatoscopia può mostrare un disegno “a stella”, con strie o pseudopodi periferici. Questa descrizione riguarda strutture osservate con uno strumento, non un test domestico di riconoscimento. Regolarità del disegno, età e andamento della lesione guidano la scelta tra controllo e asportazione. Un aspetto simile, soprattutto se asimmetrico, richiede una diagnosi differenziale con il melanoma.

Nevo di Meyerson

Descritto nel 1971, il fenomeno di Meyerson consiste in un eczema intorno a un nevo: la pelle può diventare rossa, desquamante e pruriginosa. È stato osservato più spesso nei giovani adulti maschi, ma non è esclusivo di questo gruppo. Può interessare un solo neo o più lesioni.

La causa non è completamente chiarita. È stata proposta una reazione immunitaria con coinvolgimento dei linfociti CD4+; esposizione UV e interferone alfa-2b sono stati segnalati in singoli casi, senza costituire una spiegazione valida per tutti. L’eczema può regredire nell’arco di settimane mentre il neo centrale rimane.

Il medico può prescrivere un trattamento antinfiammatorio locale quando necessario. L’asportazione non è automatica: dipende dal dubbio diagnostico o dai sintomi. A differenza del nevo di Sutton, l’alone è soprattutto infiammatorio, non una semplice perdita di pigmento. Un neo che cambia non va trattato autonomamente con creme senza prima chiarire la diagnosi.

Nevo ricorrente: pigmento nella cicatrice

Dopo una rimozione incompleta, cellule neviche residue possono produrre nuovamente pigmento nella cicatrice. Si parla di nevo ricorrente. Il nuovo disegno può essere irregolare e non deve essere interpretato soltanto confrontandolo con il neo iniziale.

La valutazione richiede informazioni sulla procedura precedente, sui tempi di ricomparsa e soprattutto sul referto istologico originale. Se il documento non è disponibile, portare almeno la data, la sede e il nome della struttura che ha eseguito il trattamento può aiutare a recuperarlo.

La presenza di una cicatrice non dimostra che la pigmentazione sia innocua: occorre distinguere una ricomparsa benigna da altre lesioni. Il dermatologo decide se osservare, documentare o asportare. Per questo è utile conservare sempre il referto dopo la rimozione di un neo.

Nevo di Becker: una distinzione importante

Il nevo di Becker è una formazione benigna spesso evidente dall’adolescenza, più frequente nei maschi. Appare come una chiazza bruna, solitamente singola, sulle spalle o sulla parte superiore del tronco; può essere ampia, con bordi irregolari e peli più numerosi o spessi. Di solito è asintomatica.

Non è un comune nevo melanocitico: è un amartoma cutaneo, cioè uno sviluppo localizzato anomalo di componenti della pelle, classificato tra i nevi epidermici. Viene descritto qui perché il nome può generare confusione. Nella rara sindrome del nevo di Becker sono presenti anche anomalie dei tessuti sottostanti, per esempio uno sviluppo ridotto della mammella o del muscolo pettorale, da valutare clinicamente.

L’eventuale trattamento ha soprattutto finalità estetiche. Camouflage, depilazione o elettrolisi e alcuni laser possono essere discussi con lo specialista. La risposta del pigmento al laser è variabile e può anche peggiorare: chirurgia estesa e innesti non sono una soluzione ordinaria da proporre indistintamente.

Nevo spilus

Il nevo spilus, detto anche nevo lentigginoso punteggiato, presenta un fondo marrone chiaro o “caffè e latte” con piccoli elementi più scuri al suo interno. Questi possono essere piatti oppure rilevati. Le dimensioni sono variabili e alcune forme occupano un territorio cutaneo più esteso, con distribuzione segmentaria.

Non va confuso con una semplice macchia caffè e latte uniforme. Nel tempo possono cambiare il numero o l’evidenza degli elementi più scuri; una documentazione fotografica può aiutare a seguirne l’insieme e a individuare una singola lesione diversa dalle altre.

Sono stati descritti melanomi insorti su nevo spilus, ma ciò non significa che ogni nevo spilus debba essere rimosso o che abbia un destino maligno. Controlli e approfondimenti dipendono dall’estensione e dalle caratteristiche individuali, con attenzione a un nuovo nodulo o a un punto che cambia in modo atipico.

Ota, Ito e Hori: melanocitosi dermiche

Queste condizioni condividono la presenza di melanociti nel derma e una pigmentazione grigio-bruna o bluastra. Si distinguono soprattutto per distribuzione e momento di comparsa; non sono tre nomi equivalenti per qualsiasi macchia blu.

Nevo di Ota

Interessa il volto, spesso da un solo lato, nell’area perioculare e nei territori delle prime due branche del trigemino. Può essere presente dalla nascita o diventare evidente più tardi, anche alla pubertà. È descritto più frequentemente nelle popolazioni asiatiche e nelle donne. Può coinvolgere strutture oculari, con pigmentazione visibile anche sulla sclera.

L’interessamento oculare richiede valutazione oftalmologica per il rischio di glaucoma e la rara associazione con melanoma oculare. Non è corretto attribuire indistintamente un rischio del 4% a tutte le persone con nevo di Ota. Lo specialista stabilisce i controlli sulla base del quadro individuale. Un trattamento laser della pigmentazione cutanea non sostituisce questi controlli.

Nevo di Ito

La distribuzione interessa soprattutto spalla e parte superiore del braccio. È meno comune del nevo di Ota e può coesistere con esso. Anche qui la definizione dipende dalla sede e dall’esame clinico, non soltanto dal colore.

Nevo di Hori

È una melanocitosi acquisita, tipicamente bilaterale sul volto. Le macchie possono interessare guance, tempie, fronte e altre aree, diventando più evidenti o confluenti. Viene descritta soprattutto in donne asiatiche adulte. La distinzione dal nevo di Ota e da altre iperpigmentazioni del volto spetta al dermatologo.

Camouflage e laser specifici, fra cui sistemi Q-switched, possono essere considerati per la componente cutanea dopo la diagnosi. Risultati, numero di sedute e possibili alterazioni del pigmento variano: il trattamento estetico e la sorveglianza clinica hanno finalità diverse.

Nevi di Miescher e di Unna

Il nevo di Miescher è tipicamente cupoliforme, con superficie liscia, colorito marrone chiaro o simile alla pelle. Si osserva soprattutto su volto e collo e tende a crescere lentamente. La componente nevica è dermica, con possibile estensione nel derma reticolare.

Il nevo di Unna è più spesso localizzato sul tronco e presenta una superficie papillomatosa o “moriforme”, talvolta su una base sessile. La componente cellulare interessa soprattutto il derma papillare. Sono descrizioni di forme generalmente benigne, non valutazioni applicabili a qualsiasi escrescenza cutanea.

Se una lesione viene irritata dagli abiti, sanguina ripetutamente o cambia, è opportuno farla valutare. L’eventuale rimozione può rispondere a un problema pratico, estetico o diagnostico; la sola presenza di rilievo non giustifica un’asportazione preventiva di tutti i nevi.

Nevo di Sutton o halo naevus

Il nevo di Sutton è circondato da un alone depigmentato, spesso rotondo o ovale. Una reazione immunitaria coinvolge i melanociti del neo e della cute circostante; il neo centrale può schiarirsi e scomparire, lasciando una chiazza bianca che può ripigmentarsi lentamente. Questo processo può richiedere anni.

I nevi alonati possono essere singoli o multipli e sono frequenti nei giovani. Possono associarsi a vitiligine o ad altre condizioni autoimmuni, ma la loro presenza non equivale a una diagnosi di tiroidite. Gli esami tiroidei e autoanticorpali non sono obbligatori per chiunque presenti più aloni: si valutano in base a sintomi, anamnesi e giudizio medico.

La simmetria dell’alone è un elemento utile, non una garanzia assoluta. Un alone nuovo nell’adulto, una lesione centrale atipica o una depigmentazione irregolare richiedono controllo dermatologico e valutazione dell’intera cute. La zona priva di pigmento va protetta dal sole, perché più vulnerabile alle scottature.

Quando chiedere una valutazione

La regola ABCDE aiuta a ricordare asimmetria, bordi, colore, diametro ed evoluzione. Non tutti i melanomi rispettano tutti i criteri e alcuni sono più piccoli di 6 mm. Contano anche una lesione diversa dalle altre, la crescita rapida, un sanguinamento spontaneo o un sintomo persistente.

L’autoesame della cute deve riguardare tutta la pelle, non soltanto i nei già conosciuti: molti melanomi compaiono senza un neo preesistente visibile. La frequenza dei controlli dermatologici dipende dal rischio personale e non può essere fissata da una fotografia o da un elenco di varianti.

Non occorre rimuovere tutti i nevi. Se una lesione è sospetta, il percorso di diagnosi del melanoma può comprendere una biopsia e l’analisi del tessuto. Evita prodotti corrosivi e rimozioni domestiche; prima di trattamenti distruttivi o estetici di una lesione pigmentata va chiarita la diagnosi. Porta alla visita fotografie precedenti, referti e informazioni sui cambiamenti osservati.

Fonti e aggiornamento

Aggiornamento editoriale: 16 ottobre 2026. Immagini già presenti nell’archivio del sito, riposizionate senza modificarne il contenuto clinico. Le informazioni e le fotografie non sostituiscono una valutazione medica.